Network Manager,wicd e associazioni a wlan da terminale

25 11 2007

wifi.pngGiusto l’altro giorno mi è stato segnalato un nuovo Netwotk Manager per Gnome, Wicd. Esso pare risolvere i problemi del Network manager di default, a volte in difficoltà con la gestione di IP fissi e WPA. Inoltre Wicd ha un interfaccia veramente completa, per avere pieno accesso e configurazione alle nostre reti preferite.

Per installarlo basta aggiungere ai repositories

deb http://wicd.longren.org gutsy all

e installarlo da synaptic o apt-get. Una volta installato lanciate il comando

# /opt/wicd/tray.py

da terminale per visualizzare l’applet sulla barra e inserite la stessa stringa in System>Preferences>Session per avviare wicd in automatico ad ogni login di Gnome.
Il fatto è che wicd all’installazione rimuove il precedente network manager, con il quale entra in conflitto. E durante il processo di installazione cade la connessione. Come ristabilirla con strumenti non grafici? La cosa può tornare utile in più occasioni…
Aprite un terminale e diventate root ( a proposito, io odio sudo, perciò in Ubuntu sono solito fare sudo su, metto la password una volta e non ci penso più!). Poi,

ifconfig nomescheda down
iwconfig nomescheda mode managed
iwconfig nomescheda essid nomessid channel numerocanale key chiavedirete

ifconfig nomescheda up
dhclient nomescheda

Ovviamente sostuite i caratteri in corsivo con i nomi veri!! Per avere sott’occhio il nome della scheda, dell’ESSID e del canale, date prima un bel

iwlist scan

Se non usate il dhcp ma avete un IP fisso, allora al posto degli ultimi due passi fate

ifconfig nomescheda ip.ip.ip.ip up
route add default gw indirizzo del gateway

In tutto questo si suppone che la vostra wireless abbia una cifratura wep. Perché in caso di wpa il discorso cambia. Il supporto a wpa in Linux era molto ostico e proprio per questo si consiglia di installare wicd. In effetti, quest’ultimo funziona proprio bene, gestisce tutto il possibile, inclusa la connessione agli essid nascosti.
Se invece avevate già settato una password WPA probabilmente avrete già confidenza con wpa_supplicant e i chipset atheros. Di seguito, un paio di brillanti guide sull’argomento:

Wpa e atheros

BCM4306 e Fedora





Interrompere applicazioni: l’uscita forzata in Linux

21 11 2007

Ogni utente, di qualsiasi sistema operativo, prima o poi deve fare i conti con un’applicazione che non risponde, che fa le bizze, che non la vuol sapere di chiudersi. Succede con Windows, succede con il Mac, succede con Linux. Con questi due, quando accade, fortunamente, non è un problema venirne fuori e il blocco di un applicazione non crea particolari intoppi: il processo viene eliminato e fine della storia.

In Gnome 2.20 è comparsa una nuova applet da mettere sul pannello, Force Quit. Una volta aggiunta al Gnome Panel, ci si clicca sopra e compare una force_quit.jpegfinestrina che ci invita a selezionare l’applicazione da terminare. E’ una soluzione comoda, con una semplice interfaccia grafica. Ma non tutti i processi sono visibili o si manifestano all’interno del windows manager. La via migliore perciò è aprire un terminale e digitare un bel top. Questo ci restituirà l’elenco di tutti i processi attivi, indicando il relativo PID ( il numero che lo identifica, per intenderci). A questo punto basta fare o

kill numeropid

oppure

killall nomeapplicazione

Il nome del processo deve essere ovviamente quello assegnato dal sistema e che possiamo leggere dal resoconto di top. top_screenshot.pngPer esempio da questa screenshot si vede che Firefox è chiamato firefox-bin.

Per essere più precisi, la schermata che ho postato riporta firefox-bi. Perchè? Motivo banale: il mio terminale girava in una finestra ridotta e il nome completo dei processi risultava tagliato. Quindi mettete a tutto schermo e l’applicazione sarà spacciata.





Diventiamo amministratori con Webmin

19 11 2007

C’è questa voce in giro secondo la quale i sistemi Linux sono difficili da usare, contorti, obbligati all’uso del terminale. In realtà l’uso della riga di comando è una comodità in più, non un limite, ma è anche vero che l’utente deve poter essere pronto ad accogliere e sfruttare questa possibilità. Per questo, fino a qualche tempo, fa giudicavo immaturi per una diffusione globale i sistemi Linux: fin dal primo avvio eri obbligato ad editare qualcosa, qualche file di configurazione o a fare qualche installazione da sorgente. Direi che l’ultima Ubuntu ha fatto un passo enorme in questa direzione. Chiunque può cominciare ad usarla da subito senza alcuna difficoltà.

Ma allora dovremmo rinunciare ad amministrare in profondità la nostra linux-box, solo perché facciamo resistenza alla linea di comando? La risposta è no. Per fortuna quelli di Webmin ci danno una mano. Webmin è un potente strumento di amministrazione (nient’affatto nuovo, tra l’altro) semplicemente controllabile tramite interfaccia web. Lo scaricate qui, scegliendo il pacchetto per fa voi (deb per Ubuntu). Sul sito sono riportate le poche istruzioni necessarie all’installazione. Se usate Ubuntu farà tutto lui tramite il suo installatore grafico gdebi. Una volta terminata l’installazione sul vostro browser digitate

https://localhost:10000/

e verrete reindirizzati al login di webmin.screenshot-webmin_login.png

Inserite root come utente e la vostra password di root. In Ubuntu invece ( poiché usa sudo ), semplicemente il vostro utente e password abituali.

A questo punto siete dentro e potete fare ciò che volete.
Mettiamo il caso che vogliate avviare un server Samba per condividere i vostri files multimediali con il Mediacenter in salotto. Andate nella sezione dedicata a Samba e fate tutte le configurazioni del caso, con facilità e senza digitare una riga ( ovviamente le stesse configurazioni potreste farle da remoto; qui c’è la guida su come raggiungere il vostro computer se questo è dietro un firewall).

screenshot-webmin-samba.png

Un ultima cosa: ovviamente il modulo da amministrare deve essere installato. Se non avete installato il pacchetto Samba, per esempio, da Synaptic, webmin vi darà un messaggio d’errore.





Estrarre file tar.gz e tar.bz2 in linux

17 11 2007

bah-tar_bz.png Ci sono alcune questioni banali ma che hanno il loro peso per colui che per la prima volta decide di passare ( o di provare ) un sistema linux. Una, per esempio, è l’estrazione di archivi tar.gz e tar. bz2.Niente di insormontabile, per carità. Tanto più che i gestori d’archivi integrati in Nautilus e Konqueror funzionano alla grande e consentono di estrarre qualsiasi cosa con clic al tasto destro del mouse.

Eppure arriverà la volta che dovrete ( o vorrete ) usare il terminale. E allora? Facile. C’è il suo comandino che estrae il file specificato nella posizione desiderata.

tar -zxvf nomefile.tar.gz

tar -jxvf nomefile.tar.bz2

Come si vede la differenza sta nel -z o -j. Il mio consiglio a tutti i newbie desiderosi di fare qualche prova è di segnarvi da qualche parte queste piccole inezie. A meno che non abbiate una memoria di ferro è difficile ricordarsi -zxvf al momento giusto, quando si usa un nuovo SO da una settimana e ci stiamo avventurando in qualche nuova installazione.

A proposito x sta per eXtract; v per Verbose ( vi elencherà a schermo tutti i file estratti);f per File.

Se si capisce ci si ricorda meglio no? Allora aprite un terminale e scrivete

man tar

Vi restituirà tutto il manuale di tar, con tutte le possibili opzioni.





Per gli amanti dell’Aqua (e dello smanettamento)

11 11 2007

Avete mai notato una certa somiglianza tra Gnome e il Desktop di Mac Os X? In effetti c’è. Ma se volete andare oltre e riprodurre fedelmente l’interfaccia Aqua di Apple sulla vostra Linux Box, potete installare l’ambiente Mac4Lin. Qua c’è una guida completa per l’installazione, in inglese ma semplicissima. Non è neanche complicato, bastano solo un po’ di minuti del vostro tempo. L’effetto è sorprendente.