Ubuntu PPC su iBook g3 800Mhz.

20 11 2006

Dopo un pò di indecisione ho affiancato Ubuntu Dapper al Tiger sul mio oramai “vecchio” iBook. Unica premessa necessaria è che il disco fisso del vostro computer abbia già due partizioni, uno per mantenere MacOs X e una per la nuova distribuzione di Linux; direttamente da Utility Disco in ambiente Mac sarà opportuno cancellare la partizione prescelta per la nuova installazione, in modo che risulti FREE, così da poter scegliere in seguito il filesystem che più ci aggrada.

Per installare Ubuntu, prima mi sono avvalso della versione LIVE, avviabile cioè direttamente da CD tenendo premuto al boot il tasto C. Una volta caricato il tutto, ho usato il programma di partizionamento dei dischi di GNOME, ossia gparted (Menu>Sistema>Amministrazione>Dischi). Analizzando il nostro Hard Disk, si scopre che oltre le due partizioni esistenti per i due sistemi operativi, ce ne sono molte altre di piccole dimensioni. La prima è indispensabile per il riavvio del computer e non va cancellata. Le altre invece ospitano driver per Mac Os 9. Se non intendete tornare all’ambiente Classic, bene, possiamo proseguire. Ho cancellato le suddette mini partizioni (ricordo: non la prima!) sempre con gparted, utile anche per vedere facilmente il nome che Ubuntu dà al nostro disco (nel mio caso /dev/hda). Poi ho chiuso il programma e aperto una console del terminale (Menu>Accessori>Terminale) e ho dato il comando mac-fdisk /dev/hda.

A questo modo viene lanciato il programma omonimo, indispensabile per creare una nuova partizione al posto di quelle poc’anzi cancellate, destinata ad ospitare Yaboot, il bootloader, ossia lo strumento capace di farci decidere all’avvio del computer quale sistema operativo far partire. La nuova partizione si chiama Apple_Bootstrap e viene creata dal programma semplicemente premendo il tasto

b

al prompt dei comandi e confermando alle richieste del programma. Premendo ora

p

mac-fdisk stamperà a video la nuova lista delle partizioni, dove figurerà anche la nuova appena creata. A questo punto non ci serve altro, siamo pronti per l’installazione. Ora, la versione LiveCd dispone anch’essa di un installer, richiamabile velocemente da un icona che il sistema ci mette sul desktop in bella vista. Nel mio caso, però non riusciva a vedere la Apple Bootstrap che pure esisteva, alchè ho preferito usare l’Install CD. Se ci premureremo di avere il collegamente internet attivo tramite porta ethernet, il sistema scaricherà da solo gli aggiornamenti e la lingua da noi desiderata. In altre parole, rispondendo alle classiche domande su quale tastiera usiamo, fuso orario ecc, la nostra installazione andrà brevemente a buon fine.

L’unico momento che merita attenzione è quando ci verrà richiesto su quale partizione installare il sistema. Ovviamente noi sceglieremo di modificare manualmente la tabella delle partizioni, creando: – una partizione di Swap ( solitamente il doppio della Ram installata, ma va bene anche meno), che linux usa come deposito temporaneo di files, – la partizione di root (quella che ospiterà il sistema vero e proprio). Qui potremo scegliere vari filesystem. Io ho scelto l’ext3, più colladauto. Poi sceglieremo il nome per il login e la password. Nel mio caso il mio g3 ci ha messo circa due ore a completare il processo, tenendo conto che ho anche scaricato il supporto della lingua per il sistema e per tutto il pacchetto di OpenOffice. Per il mio pc di casa, un Athlon Xp 3000+ a 1 gb di ram, meno della metà del tempo. Quindi molto dipenderà dal vostro hardware. Comunque, prima di tutto ciò, è sempre consigliabile fare un backup di dati e soprattutto andare su http://www.ubuntu.org, dove ottenere i cd per tutte le architetture ed una vasta documentazione per il successivo utilizzo della distribuzione. L’ installazione è semplicissima e vale la pena, almeno per conoscere l’affascinante mondo Open Source. La filosofia Open Source invita ad “aprire” i programmi distribuiti con licenza GNU (libera), modificarli e ridistribuirli. Molto etico e molto vantaggioso – in altre parole il software è tutto gratis – anche se l’etica di solito è sempre svantaggiosa.

Alcuni screenshots dell’aspetto grafico ( ultrapersonalizzabile ) e di alcune applicazioni celebri: the Gimp, K3b, Firefox, Synaptic ecc.
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